La vicenda delle percosse e lesioni da parte di minorenni nei confronti del clochard Filippo, successivamente trovato morto nel parcheggio di un supermercato di Arzachena qualche giorno prima di Natale, ha scosso profondamente la cittadina gallurese.
La comunità si è trovata impreparata davanti ad un fatto che ha avuto ampio risalto anche a livello nazionale e che ha posto molti interrogativi sulle difficoltà e le inquietudini dei giovani di oggi. Di questo si è parlato oggi all’Ipsar “Costa Smeralda” di Arzachena, che ha voluto organizzare una giornata contro il bullismo e il cyber bullismo.
Tra i relatori, Andrea Ganau, psicologo con specializzazione in psicoterapia psicoanalitica per l’infanzia e l’adolescenza e consulente scolastico, che ha risposto ad alcune nostre domande sull’argomento.
Dott. Ganau, le nuove generazioni sono più problematiche rispetto al passato?
“L’adolescenza è uno dei periodi più complessi e difficili. È una fase di grandi cambiamenti che avvengono in un tempo molto limitato, e i cambiamenti non sono mai facili da accettare. Ovviamente ogni mutamento ha luogo in un determinato contesto storico e sociale e può manifestarsi in forme differenti.
A cosa è dovuto il disagio sociale degli adolescenti che emerge da questi comportamenti?
“Una delle difficoltà più grandi per un adolescente è quella di accettarsi e di essere accettato. Accettare il proprio corpo che cambia, il proprio modo di parlare, di pensare, di vestirsi, di relazionarsi con gli altri. In questa fase della vita l’accettazione e il riconoscimento avviene attraverso lo sguardo dei coetanei; un adolescente che non apprezza se stesso sente addosso lo sguardo dei compagni, la sensazione di essere messo da parte”.
La risposta a queste difficoltà e la richiesta di accettazione può quindi sfociare in atti di bullismo?
“Il bullismo ha delle caratteristiche precise, e viene riconosciuto attraverso azioni visibili e concrete. È l’esito di uno sviluppo che è legato al mondo e all’esperienza di chi la compie. Per questo motivo io sostengo che esista il bullismo ma non il bullo in sé. Esistono invece ragazzi che a causa di particolari fatti o eventi della loro vita e a causa della loro reazione a questi eventi, mettono in atto comportamenti inquadrati come bullismo”.
Quali azioni e interventi devono essere messi in campo per fornire le risposte ai problemi che le nuove generazioni ci pongono?
“I giovani devono pretendere l’ascolto, è un loro diritto. E gli adulti hanno l’obbligo e il dovere di ascoltarli, siano essi genitori, insegnanti, amici o psicologi. Un ragazzo che, per esempio, ha un comportamento aggressivo e problematico in classe sta comunicando, attraverso codici verbali e non verbali una difficoltà, un disagio. Più in generale penso sia necessario creare luoghi e spazi dove poter far esprimere i ragazzi. Spazi dedicati allo sport, alla cultura, all’arte, all’ambiente, dove ogni ragazzo possa essere riconosciuto per quello che è, possa far emergere le proprie necessità, i propri bisogni, i propri talenti.
































