Olbia. Si chiamava Napoleone ma preferiva farsi chiamare Leone. Aveva 77 anni. Leone Sartor nel 1971 aveva aperto il suo primo ristorante a Cortina. “In breve tempo – come riporta il Corriere delle Alpi – il locale divenne uno dei riferimenti della ristorazione nella Conca. Le cose andarono così bene che Leone realizzò l’idea di trasformare quel ristorante “Leone e Anna” in una piccola catena, nell’amatissima Sardegna. Ne avviò così due, uno a Olbia, dove si sarebbe poi trasferito definitivamente dal Trevigiano. L’avrebbe ceduto solo qualche anno fa, all’insorgere della grave malattia”.
Fra le sue passioni, il bricolage, tanto che i suoi amici lo chiamavano anche “Archimede”. “Aveva mani di fata, sapeva fare tutto – dice di lui il fratello Dorino – si è fatto da solo imparando tutto dai maestri; fosse sala o cucina, bisognava saper fare tutto”.
Era nato a Sant’Alberto di Zero Branco (oggi 2.000 abitanti in provincia di Treviso) nel 1945. Migrato a San Paolo in Brasile nel 1952 con la famiglia, era tornato a Treviso dopo qualche anno: aveva iniziato a soli 14 anni in piazza dei Signori, con Lovenio Beltrame al mitico bar sotto la loggia. Presto era passato allo staff che aprì il ristorante Alfredo a Jesolo con Arturo Filippini, scomparso in pandemia, e a Giacomino Benvegnù.
Quindi aveva imboccato la strada dei Toulà a Roma, infine in Sardegna, a Porto Rotondo, allo Sporting aperto in società con i Donà delle Rose. E aveva vissuto la grande stagione della Costa Smeralda. I suoi concittadini olbiesi lo conoscevano per sua estrema gentilezza e il suo carattere docile e mai sopra le righe. Finché era in salute era facile incrociarlo in bicicletta sempre pronto a fermarsi per scambiare quattro chiacchiere con gli amici che incontrava. Lascia la moglie Anna, i figli Matteo e Daniele, l’adorato nipote Pietro, i fratelli Dorino, Mario, Luigi e Paolo.
































